Il giorno dopo il nostro arrivo nel Parco Canaima, ha inizio l’ avventura: 5 ore di lancia per risalire il Rio Carrao, fiume a tratti calmo a tratti con rapide incredibili che ci bagnano penetrandoci fino alle ossa, attraversando paesaggi “preistorici” per arrivare al campo base, situato sulle sponde del fiume di fronte al Salto Angel.
Una volta arrivati qui, inizia la pioggia. Una pioggia battente, la vera pioggia tropicale, quella che in poche ore da origine a inondazioni lampo e ad innalzamenti dei livelli dei fiumi nell’ordine di qualche metro. Ma la meta è ancora lontana, ci bardiamo opportunamente e cominciamo la risalita verso il Mirador dell’Angelo: un trekking di 1 ora circa salendo 400mt attraverso la selva. Ragazzi, quanta pioggia, siamo a dir poco fradici. Arriviamo e tutto è immerso nelle nubi, nella pioggia, nell’umidità, non si vede nulla, tentiamo un paio di foto. Le macchine fotografiche saranno da buttare il giorno dopo. E infine cediamo il passo agli eventi naturali, preoccupati di non riuscire più a scendere dalla montagna.
Una volta tornati al nostro “campamiento”, ci aspetta una cena meravigliosa con pollo alla griglia, tutti attorno al fuoco approfittandone per farci asciugare addosso gli abiti ancora impregnati d’acqua.
Qui conosciamo Norioshi, un giapponese di 50 anni partito con la nostra stessa spedizione. Ci racconta che sta realizzando il sogno della sua vita, quello che aveva sin da bambino; alle scuole elementari aveva visto in un libro una foto del Salto Angel e a partire da quel momento aveva deciso che un giorno sarebbe andato a vederlo. La moglie ha paura di volare, così lui ha atteso e atteso per tutta la vita finché si è deciso a venire a incontrare il suo sogno anche da solo e, sono convinta, che il suo sogno non lo ha deluso e che ora starà con lui per tutto il resto della sua esistenza.
Poi, finalmente, stanchissimi e umidicci, tutti a letto.