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Trasferirsi a vivere, lavorare e fare impresa in Turchia

vivere in turchia

Turchia, paese emergente tra Oriente e Occidente

Nell’immaginario comune la Turchia profuma di Nargile, sa di vapore di Hamam aromatizzato alla menta, ha il sapore intenso di un caffè nero e forte e per continuare con i tratti di questa cultura, che da sempre si trova a cavallo tra Oriente e Occidente, basti citare: la poesia di Nazim Hikmet, il cinema di Fatih Akin e i romanzi di Orhan Pamuk, premio Nobel per la letteratura.

Oltre a ciò non c’è da dimenticare che il paese è giovane e palpitante e che la sua città più famosa – Istanbul – è tra le più dinamiche del mondo, secondo il Global Metro Monitor: una ricerca che prende in considerazione 150 metropoli mondiale e valuta come fattori i redditi e l’occupazione. Ebbene, con la ripresa del 2009-2010 (post-recessione), Istanbul è passata in vetta rispetto a tutte le altre città.

Insomma, la Turchia è a pieno titolo un paese emergente – anzi già emerso – sito proprio nel cuore del Mediterraneo. Paese membro fondatore dell’OCSE (1961) e del G20 (1999), tuttavia, i tentativi, portati avanti negli anni dai vari governi, di essere accolto tra i paesi membri dell’Unione Europea hanno fatto un buco nell’acqua. Eppure, la maggior parte del suo commercio estero si svolge con i paesi dell’Unione; dopo la crisi economica del 2001, gli investimenti sono risaliti, la disoccupazione è in calo e l’industria è notevolmente cresciuta, grazie anche agli investimenti di Germania e USA.

Restano alcuni punti dubbi sulla scoppiettante economica turca, come il forte deficit – dovuto per la maggior parte alla bilancia commerciale – e la poca propensione degli investitori stranieri a operare nel paese (mentre lo fanno per paesi in una situazione simile, come Polonia, Cina e Russia). I dati però sono confortanti e l’economia continua a crescere, anche se meno rispetto al 2011, l’anno record in cui il suo tasso di crescita fu il più alto del mondo (+11,6%).

Che Istanbul sia decisamente la porta d’entrata ad Oriente, e il punto d’incontro di culture millenarie, lo dimostra il fatto che sono principalmente due i monumenti che simboleggiano la città. Uno è la Moschea Blu, così detto per il colore delle sue oltre 20.000 piastrelle di ceramica turchese che si trovano sulla cupola. L’altro è l’Hagia Sophia, ovvero la basilica di Santa Sofia, prima chiesa cattolica, poi moschea e oggi museo. Fulgido esempio della cultura musulmana l’una e di quella bizantina l’altra.

È, naturalmente, lo stretto del Bosforo quello che unisce la parte asiatica e quella europea del paese. E interessanti siti turistici si estendono sia lungo le coste del Mar Nero che dell’Egeo.

La Repubblica turca ha come capitale Ankara; le altre due città importanti sono Smirme e l’affascinante Instanbul, teatro di tanti film. La lingua ufficiale è il turco mentre il curdo riesce, a fatica, a sopravvivere. A differenza di molti stati dove prevale l’Islam come religione (99% della popolazione), la Turchia è uno Stato laico e questo è sancito dalla costituzione, che garantisce anche la libertà di religione e di coscienza.

Oltre a ciò, il paese offre un patrimonio e una cultura straordinari. Dopo essere stata capitale della cultura nel 2010, Istanbul ha ricevuto numerose attenzioni e lavori importanti, che ne hanno messo in valore una bellezza già consolidata e vitale da secoli, sono stati eseguiti.

Una delle prime cose da fare, quando – e se – si sbarca in città è visitare il “Museo dell’Innocenza”, aperto dallo scrittore Orhan Pamuk nel 2012, dopo la pubblicazione del famoso romanzo omomino del 2008.

Anche Ankara, la capitale, è una città tra l’antico e il moderno e sede delle delle Istituzioni di Stato. Qui vestigia romane e fortezze bizantine si mescolano ai tratti più moderni della città. Smirne è l’altra città importante (almeno 3,5 milioni di abitanti), la terza del paese e un porto di notevole importanza sul Mare Egeo.

Per informazioni a carattere turistico contattare: www.tourismturkey.org

Mollare tutto per vivere e lavorare in Turchia

Anche se l’inglese vi potrà aiutare a fare i primi passi – soprattutto se vi stabilite in una grande città – il turco andrà imparato per una migliore integrazione e per poter ottenere posti di lavoro di qualità. Anche il curdo è una lingua ufficiale, ma tutta la popolazione parla almeno il turco, se non come prima, almeno come seconda lingua.

Fatto questo, la vita si farà più leggera, soprattutto quando dovrete andare in giro per uffici alla richiesta dei primi permessi e/o i documenti di lavoro e di residenza.

Visti e permessi

Ai cittadini italiani che decidano di trascorre una vacanza in Turchia non sono richiesti visti, basterà il passaporto o la carta d’identità valida per l’espatrio e questo dà il diritto di restare nel paese per 90 giorni. Per ulteriori informazioni, consultare il sito dell’Ambasciata di Turchia e quello del Governo: www.turchia.it e www.mfa.gov.tr. Le cose cambiano quando si tratta di richiedere un visto per lavorare e vivere in Turchia. Per risiedere e lavorare regolarmente in Turchia, come bene avvisano nel sito www.scoprireistanbul.com alla sezione “vivere in Turchia”, la procedura consiste in: richiedere in questura un permesso di residenza temporaneo di 6 mesi/1 anno detto “ikamet”;dimostrare che si è in possesso di almeno 3.000 dollari;pagare una piccola cifra (fra 150 e 200 euro) e ottenere il permesso. I documenti da produrre per poter portare a termine felicemente quest’operazione sono: passaporto o carta d’identità validi; fototessera; permesso di lavoro (se si lavora già). Pare che la faccenda si riesca a sbrigare nel giro di pochi giorni.

Una volta ottenuto questo (primo passo), sarà più facile ottenere un permesso a lungo temine. A questo proposito consultare il sito: www.ufficiovisti.com oppure il sito del Governo turco: www.mfa.gov.tr

Sanità

Mentre la Turchia ha fatto molte concessioni ai cittadini provenienti dall’UE – in vista o nella speranza della sua integrazione tra i paesi membri -, la questione sanitaria è rimasta totalmente fuori. Un cittadino italiano, dunque, non ha diritto alla copertura sanitaria quando arriva nel paese (e fino a che non abbia regolarizzato la sua situazione). E comunque sia, molti stranieri e cittadini turchi più abbienti preferiscono il sistema privato a quello pubblico, perché – a quanto pare – la preparazione del personale sanitario e il livello delle strutture sono di qualità superiore, anzi, in questo caso, si può dire eccellenti (tanto che esiste il famoso fenomeno del turismo sanitario).

Normalmente un’Assicurazione Sanitaria Universale (UHI) è garantita a tutti gli espatriati che vivono e lavorano in Turchia. Alcune informazioni utili in proposito si potranno reperire nel forum: www.turkeycentral.com

Valuta e conto in banca

La valuta ufficiale turca è la nuova lira (YTL) quotata a 0,4174 euro, resa ultimamente più stabile dal miglioramento dell’economia del paese. Per poter aprire un conto in banca, alcune banche richiedono un numero fiscale (Vergi Numerasi). Questo si ottiene nell’ufficio delle entrate fiscali della città di residenza (Maliye), presentando il proprio documento d’identità, l’eventuale permesso di lavoro e l’eventuale permesso di residenza. Però non è detto che tutte le banche ve lo richiedano (come da paese “mediterraneo” molte cose in Turchia sono “negoziabili”). Se non avete ancora i permessi in regola, esiste la possibilità di aprire un conto in euro, però non avrete diritto al pagamento degli interessi per conti a risparmio.

Le principali banche turche sono: Yapi Kredi Bankasi-Koçbank (www.yapikredi.com.tr), Türikiye Is Bankasi (Isbank) www.isbank.com.tr, Akbank (www.akbank.com) e Garanti Bankasi (www.garanti.com.tr). Di queste, Garanti Bankasi offre un servizio in lingua inglese in molte delle sue filiali e Isbank ha anche delle filiali all’estero.

Ci sono, naturalmente, numerose filiali di banche straniere, come: Deutsche Bank, HSBC Bank (la più diffusa), Citibank, and J.P. Morgan Chase.

E per finire, segnaliamo anche le “banche islamiche”. Le maggiori sono due: Turkish Bank (www.turkishbank.com) e Türk Arap Bankasi (www.subeler.com). Se optate per una delle due preparatevi a una vera e propria immersione culturale, se già non l’avrete fatta. In questo caso infatti bisogna sapere che le banche islamiche lavorano seguendo i precetti della religione di riferimento. E questo significa, per esempio, che non pagherete degli interessi sui prestiti e che, tra le altre cose, vi rifiuteranno l’apertura del conto se i vostri affari girano attorno a: carne di maiale, alcool o gioco d’azzardo. Per informazioni complete sul modo di funzionare di queste “banche religiose”, consultate il sito: www.al-islam.org.

Il costo della vita, l’immobiliare, il lavoro in Turchia

Una vecchia e nuova borghesia (proveniente dalle campagne) in crescita e un’industrializzazione spinta sono stati i protagonisti del miracolo turco che si è registrato negli ultimi dieci anni. Le condizioni di lavoro, però, dei dipendenti non sono migliorate di molto e c’e ancora del “lavoro da fare” sul piano dei diritti del lavoro e di quelli civili.

Settori finanziari, servizi, costruzioni e retail sono tra i settori trainanti. Una forte domanda interna di questa nuova e “giovane” classe media è tra le protagoniste dell’esplosione della domanda interna.

Insomma, il paese di Atatürk è diventato uno dei luoghi più dinamici e moderni al mondo.

Immobiliare

Se non parlate ancora il turco e pensate di cercare casa (in affitto o in acquisto), affidatevi a un amico del posto (che parli bene la lingua) o alla consulenza di un professionista. I turchi sono un popolo molto amabile e di una squisita ospitalità, ma tendono a far pagare di più “gli stranieri”, dunque fate in modo di “giocare d’anticipo”.

In genere, gli stranieri espatriati, incluso gli italiani, tendono a installarsi a Istanbul (centro degli affari e della cultura del paese), ad Ankara (sede del Governo e importante a livello delle istituzioni) e nelle regioni turistiche del Sud. La costa occidentale è più adatta per gli amanti della natura e della cultura locali.

È difficile fare una stima dei prezzi dell’immobiliare. Il mercato, soprattutto nelle grandi città, offre considerevoli sbalzi, a volte anche da un angolo all’altro della stessa strada. Per esempio, un enorme appartamento di 180 mq a Istanbul potrebbe costare soltanto 90.000 €, mentre a soli 50 metri di distanza, con la stessa cifra, non arriveresti a comprare un monolocale.

Se Istanbul è la vostra meta prestabilita, il sito www.zingarate.com offre un interessante spaccato sull’immobiliare della città al link (www.zingarate.com/network/istanbul/come-trovare-casa-a-istanbul-e-non-solo.html). Tra gli utili consigli che si possono leggere, vi è l’elenco delle zone residenziali dove, di solito, comprano o affittano gli stranieri che si trovano nella zona europea: Levent, Taksim e Chihangir. C’è poi Ortakoy, la zona super lussuosa. Al di là del Bosforo, nella parte asiatica pullulano gli appartamenti in affitto. Moda e Kadikoy sono i quartieri consigliabili e più tranquilli, ma dovrete prendere il traghetto per raggiungere il centro della città (per una mezz’oretta di percorso e senza traffico!). In generale gli affitti sono veramente molto convenienti (rispetto agli standard europei): intorno ai 200/250€ per un appartamento di medie dimensioni (meno della metà se andata a vivere in campagna). Ma, attenzione, in Turchia quando si affitta “non ammobiliato”, significa che “forse” avrete a mala pena i sanitari del bagno installati! In questo caso una negoziazione per ottenere un abbassamento dell’affitto si può tranquillamente intavolare e, spesso, portare a termine a proprio vantaggio!

Per cercare casa, imprimete nella memoria il termine Kiralik Daire (appartamento in affitto) ed emlakçi (agenzia immobiliare). Intanto per iniziare la vostra ricerca, potrete sfogliare le pagine dei quotidiani che hanno una sezione in inglese, come www.hurriyetdailynews.com o The New Anatolian. Una volta rafforzata la lingua, potreste leggere Türkiye (www.turkiyegazetesi.com) e la rivista immobiliare Emlak Pazari (www.emlakpazari.net).

Tra le agenzie immobiliari consigliate: Alayahomes (www.alanyahomes.com), Craiglist (http://istanbul.en.craigslist.com.tr), Sublet (http://istanbul.sublet.com), Hurriyet Emlak (www.hurriyetemlak.com), Istanbul housing (www.istanbulhousing.com).

Nel caso d’acquisto, infine, è sempre conveniente farsi assistere da un avvocato, soprattuto nel momento della firma del contratto definitivo.

Lavoro

Cercare un lavoro a Istanbul significa fare i conti con un “severo codice del lavoro”, valido per i locali come per gli stranieri.

La pressione fiscale è bassissima, il costo della vita pure e di conseguenza non c’è da stupirsi se lo stipendio medio di un operaio non supera i 7.000 € l’anno; quello di un impiegato si aggira attorno ai 10.000 € e un dirigente non va, in genere, oltre i 20.000€.

Oltre alle offerte d’impiego da parte delle multinazionali, il settore tessile è molto sviluppato e richiede sia lavoro creativo che mano d’opera. Anche gli impieghi “temporanei” sono molto diffusi e nelle zone turistiche non sarà difficile trovare lavoro in bar, caffè e ristoranti.

Tra i siti da consultare per trovare offerte di lavoro, si annoverano: www.turkeyjoblink.com, www.kariyer.net, www.yenibiris.com, www.insankaynaklari.com.

Anahtar relime” è il termine che corrisponde alla voce “offerte di lavoro”.

Quando siete sul posto, date un’occhiata anche all’inserto domenicale del quotidiano Hurriyet, IK (il cui significato “Insan Kaynaklar” sta per “risorse umane”). Qui si trovano annunci di lavoro in turco e in inglese.

Non scartate poi la carta delle istituzioni italiane, come l’Ambasciata italiana di Ankara, anche se non si tratta di un ufficio di collocamento e potrà essere più utile per chi in Turchia intenda fare impresa: www.ambankara.esteri.it

Fare impresa

Recentemente, Panorama ha pubblicato un post interessante in materia di “imprenditoria in Turchia” (http://economia.panorama.it /Turchia-fare-affari-nella-Cina-mediterranea). Secondo l’autore, “un basso costo del lavoro e un mercato interno di 75 milioni di abitanti con una crescente capacità di spesa”, dovrebbero incoraggiare quanti intendano puntare sul mercato interno (import-export) o su questo territorio per puntare su altri mercati in espansione come Europa dell’Est o Medio Oriente.

Qui traspare il forte impegno del governo per attrarre investitori stranieri. Come confermano le parole del connazionale Massimo D’Aiuto, che con la sua società finanziaria (a metà strada tra pubblico e privato) – www.simest.it – assiste le imprese italiane che qui investono.

I vantaggi offerti ai futuri investitori poi paiono decisamente allettanti, secondo quanto si può leggere sul sito della Camera di Commercio Italiana in Turchia (www.cciist.com) . Se si decide di investire in determinate zone (una ventina, la cui mappa si trova sul sito), tra i vantaggi si annoverano: l’esenzione dei dazi doganali; l’esenzione totale dell’IVA; tassi notevolmente ridotti per calcolare l’imposta sul reddito o l’imposta sulla società; la possibilità del rientro totale del capitale …

Uno dei siti ufficiali turchi a cui fare riferimento è: www.invest.gov.tr

Italiani in Turchia

Scoprire Istanbul è il blog ben fatto di una coppia italo-turca che ha molte cose da dire sulla città che, lo si legge tra le righe, adorano: www.scoprireistanbul.com

Siti consultati, oltre ai blog dei connazionali, i siti di ambasciata, consolato, ufficio del turismo, www.justlanded.com, www.expat-blog.com.

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