Enza: sono partita per l’India e qui ho trovato la mia casa

A cur di Maricla Pannocchia

Fino ai 32 anni Enza, originaria della Puglia, ha seguito quello che lei stessa definisce un “percorso tradizionale” ma, dopo aver svolto tanti mestieri per mantenersi ed essere licenziata dall’ultimo per via di mancanza di lavoro, la donna ha deciso di partire per l’India. La scelta è ricaduta su quel Paese in maniera naturale, visto che Enza ne è sempre stata attratta. “L’India è un Paese difficile”, racconta la donna, “La puntualità non esiste, c’è molta sporcizia e anche molto caos. L’inquinamento è un problema serio, specialmente nelle grandi città”. Nonostante questo, i numerosi pro dell’India hanno fatto sì che Enza se ne innamorasse, “In India, l’ospite è sacro, specie se straniero. Non mi sono mai sentita in pericolo, anche se sono una donna che viaggia da sola. Certo, ci vuole un po’ di buon senso, ma quello vale in qualunque Paese del mondo”.

Dopo tanti anni trascorsi in India, l’aver conosciuto numerosi luoghi lontani dalle rotte turistiche e l’avere amici locals, Enza è determinata a realizzare il suo sogno di creare itinerari turistici in India per aiutare i viaggiatori a scoprire lati del Paese lontani dalle principali rotte turistiche.

Enza Ishvari India

Ciao Enza, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Namaste! Sono Enza, una viaggiatrice pugliese, di Trani, da 4 anni alla ricerca del suo posto nel mondo. Fino ai 32 anni ho vissuto una vita abbastanza normale dove ho cercato di seguire il percorso che a ognuno di noi viene chiesto di fare. Mi sono laureata in Lettere e poi specializzata in Beni archivistici e librari. Ho fatto i lavori più disparati per mantenermi gli studi e vivere da sola: ristoranti, gelaterie, promoter di automobili nei centri commerciali, la dog sitter, fino all’ incontro con un collezionista di fumetti d’epoca. Ero la sua archivista e ho passato 6 anni a catalogare, descrivere e riordinare fumetti, fino al 2019, quando, per carenza di lavoro, sono stata licenziata. È stato lì che, dopo un credo normale ‘momento di crisi’, mi sono resa conto che una perdita poteva trasformarsi in una possibilità.

Adesso sei in India, dove sei già stata in passato, e hai un visto di 5 anni. In poche parole, sei determinata a stare lì per un bel po’ Come mai proprio l’India?

La scelta dell’India è stata naturale. Da sempre sono stata attratta alla cultura millenaria dei Veda, dei templi, dei rituali, della medicina tradizionale e dell’ Ayurveda.

Quello che mi affascinava, era sapere che la vita moderna degli abitanti dell’India è ancora oggi impregnata di tradizioni antichissime. Ogni singolo gesto, ogni colore, immagine o azione porta con sé un insegnamento quasi primordiale ed io volevo scoprirli tutti!

Ricordi cos’hai provato appena arrivata lì?

Il primo incontro con l’India non è stato semplice. Ero letteralmente stravolta da tutte quelle novità. Il viaggio dall’aeroporto alla mia camera è durato quasi un ora e mezza di tuc tuc durante la quale non potevo credere ai miei occhi e alle mie orecchie. Clacson, mucche, mezzi di trasporto di ogni tipo sorpassavano il mio taxi a tre ruote! È stata una sensazione fortissima. Anche l’impatto con la mia prima camera, nonostante la mia flessibilità, non mi ha salvata dal famoso shock! La camera costava 350 rupee, intorno ai 4 euro, e aveva anche il bagno in camera. Tutto, però, era diverso ed io non avevo assolutamente idea di come funzionasse ogni singola cosa! Troppi pulsanti sulle mura e secchi di plastica al posto dell’erogatore della doccia, poi, però, dopo un giorno di panico totale e mille ripensamenti, ho stretto la mia prima amicizia con un ragazzo indiano e solo allora ho iniziato a imparare!

Enza Ishvari India

Come ti sei organizzata prima del tuo primissimo viaggio in India?

Prima di allora non avevo mai affrontato un viaggio in solitaria così come non mi ero mai spinta più lontano del Marocco o della Turchia, sempre accompagnata da figure maschili e mai per oltre una decina di giorni. Quella volta però è stata diversa: sarei partita in solitaria e con un biglietto di sola andata.

Così ho passato i mesi prima di partire a sistemare tutte le mie cose, a chiuderle più che altro. Ho lasciato la casa, salutato gli amici e affidato il mio cane ai miei genitori e l’ho fatto. Ho fatto quel famoso primo passo che non ti porta dove vuoi ma ti toglie da dove sei!

Non è stato semplice, ho lottato contro le paure istintive, contro i dubbi e le incertezze ma dentro di me sentivo che era la scelta giusta. Non avevo idea di come ci si preparasse a un viaggio simile. Ho iniziato a raccogliere testimonianze e consigli da chi aveva viaggiato più di me e devo dire che alcuni dei suggerimenti ricevuti dai miei amici mi hanno salvato la vita. Le prenotazioni le ho fatte a casa con un’amica dopo aver cercato su Skyscanner le soluzioni più economiche (addirittura tre scali) e poi, con il cuore in gola, ho fatto richiesta per il visto online e dopo solo due giorni di attesa ho avuto la conferma.

Come hanno reagito amici, parenti e conoscenti di fronte alla tua scelta?

Molti dei miei amici più cari sono viaggiatori esperti, quasi tutti vivono all’estero, quindi davanti alla mia idea di ‘one-way solo trip’ erano tutti molto entusiasti. I miei genitori invece un po’ meno. Ricordo di aver avuto uno scontro fortissimo con mio padre, che si era opposto totalmente. Non era contrario al viaggio in sé (anzi, per mio padre era molto importante che le mie sorelle ed io facessimo delle esperienze all’estero, soprattutto per imparare l’inglese) era proprio contrario alla scelta della mia destinazione. Il problema era proprio l’India che, nella mente di molti, è spesso associata alla povertà, allo sporco e al pericolo. Tuttavia, volevo dimostrare che questa percezione era lontana dalla verità.

Dove abiti precisamente e di cosa ti occupi?

In questo momento mi trovo a New Delhi. Sto vivendo a casa di un amico indiano in una zona poco centrale ma molto caratteristica. Dopo qualche mese in Italia, sono arrivata qui un mese fa e con i miei amici del posto, stiamo creando una rete che possa creare sempre più comunicazione sul piano turistico e sul piano di vendite di prodotti locali i nostri rispettivi Paesi. Dopo tre anni qui, ho capito che voglio creare qualcosa di solido oltre che ovviamente non smettere mai d’imparare cose nuove. Adesso, per esempio, sto imparando l’hindi!

È facile trovare un alloggio lì? Quali sono i costi medi?

L’India è il Paese delle possibilità, un posto dove puoi vivere con poco, se non hai troppe pretese. Molti credono sia un Paese del Terzo Mondo ma si sbagliano. L’India è ricchissima e ha infinite risorse. Il problema principale è la distribuzione di queste ricchezze e l’elevato numero della sua popolazione. In India puoi trovare camere pagando dai 2 Euro fino ai 2000 Euro, così come i costi del cibo sono molto vari. Se mangi come i locali allora con meno di un Euro puoi mangiare un pasto completo mentre se si vogliono mantenere le abitudini occidentali allora i prezzi salgono. Io riesco a vivere comunque con 10 Euro il giorno, non privandomi mai di nulla. Ci sono alloggi per tutte le tasche ed esigenze. Ho vissuto qui per 2 anni nel periodo della pandemia mondiale e ho affittato numerosi appartamenti per periodi anche lunghi senza avere mai problemi nella loro ricerca. In India è più facile muoversi sul posto che tramite la tecnologia, le offerte migliori si trovano passeggiando per le strade e parlando con la gente.

Enza Ishvari India

Come valuteresti servizi come la burocrazia, la sanità e i mezzi pubblici?

L’India è un Paese in forte crescita, pian piano si sta adeguando ai parametri mondiali soprattutto con la spinta del primo ministro Modi. Mi è capitato varie volte di avere bisogno di cure mediche per i motivi più disparati. Se si viene ricoverati in ospedale, dopo la vista medica e la prescrizione della terapia, bisogna comprare i medicinali da una farmacia esterna alla struttura (è importante essere accompagnati), solo dopo i farmaci potranno essere somministrati ai pazienti. Ogni volta che si fanno prelievi del sangue non vengono utilizzati guanti di plastica. Molte cose mi hanno lasciata senza parole ma in India ho imparato a non fare troppe domande. A parte gli ospedali pubblici dove si paga una piccolissima quota, tutti gli interventi maggiori hanno un costo elevato che non tutti possono affrontare, ecco perché molte delle malattie vengono affidati a dei “curatori”.

In tre anni non ho mai preso voli interni, ma ho viaggiato decine di volte da Nord a Sud sempre con bus locali per piccole tratte, sleeper bus per quelle medie e i treni per quelle lunghe (Il mio record è di 46 ore). Ci sono davvero tante soluzioni per gli spostamenti ma queste sono le mie preferite e, oltre a essere quelle più economiche, sono anche quelle che ti fanno stare davvero a contatto con gli abitanti locali.

Parlaci del cibo indiano…

Il cibo indiano… ne sono innamorata! La cucina indiana ha una storia e una cultura molto ricche, che si riflettono nella sua gastronomia. Ci sono molte regioni in India, ognuna con la propria cucina regionale, che varia in base agli ingredienti locali, alle influenze culturali e alle tradizioni culinarie. Questo significa che c’è sempre qualcosa di nuovo e interessante da scoprire. Prima di venire in India non avevo mai sopportato il peperoncino, ma dopo tanti inviti a pranzo e cena da parte di famiglie locali posso dire ormai con fierezza di poter mangiare al pari degli indiani! La cucina indiana offre una vasta gamma di piatti, dal piccante al dolce, dal leggero al pesante, dal vegetariano al non-vegetariano. Ci sono piatti semplici e veloci, come i dahl e i roti, e piatti complessi ed elaborati, come il biryani o il korma. I piatti sono spesso accompagnati da salse, chutney e yogurt, che possono bilanciare i sapori piccanti e speziati dei piatti principali.

Non bisogna sottovalutare che questa cucina ha anche una forte connessione con la spiritualità e la medicina ayurvedica, che considera il cibo come una medicina per il corpo e la mente. Ci sono molti piatti indiani che sono considerati benefici per la salute e che sono stati sviluppati per trattare specifiche malattie o disturbi. Io per prima ho seguito e preso un certificato in una scuola a Mysore, nel Sud dell’ India, di “alimentazione corretta secondo i principi dell’Ayurveda” e sono rimasta profondamente colpita da questo tipo di approccio così lontano dal nostro.

Che consigli daresti per un primo viaggio in India?

Il primo consiglio che voglio dare è quello che una mia amica viaggiatrice esperta mi ha dato prima della mia partenza: “Enza, tu non hai mai viaggiato sola, non hai mai viaggiato in Asia… ci sarà un forte shock per te. Il mio consiglio è quello di iniziare da città più piccole, lì poi piano piano ti farai amici con cui poi potrai affrontare le città più grandi!”.

Il secondo consiglio importantissimo è quello di viaggiare leggeri, zaini troppo pesanti rallentano e portano stress. Io per prima, con grande inesperienza, ho preparato uno zaino di 26 kg. Dentro c’era qualsiasi cosa, ero pronta a tutte le evenienze! Scarpe chiuse, scarpe aperte, sacco a pelo, mille cambi, libri, oggettini, avevo persino accettato quasi un chilo di medicine da mia madre (non sai mai cosa può succedere!), io che di medicinali non ne ho mai avuto bisogno. Ora viaggio con una borsa da 5 chili da anni e non mi manca nulla.

Quali sono, fra i luoghi che hai visitato finora, quelli che ti sono rimasti di più nel cuore e perché?

Il primo luogo del cuore per me è Gokarna, un paesino tranquillo sulla costa del Karnataka. Lì ho conosciuto le prime persone importanti del mio primo viaggio e non dimenticherò mai i tramonti sulla spiaggia e i rituali con il fuoco mistici nella Shiva cave! Ho amato tanto anche Pushkar, un villaggio meta spirituale per tantissimi fedeli induisti perché ospita l’unico tempio in India dedicato a Brahma ma anche meta imperdibile per shopping etnici e per conoscere la vita nel deserto con le comunità gypsy del Rajasthan.

Ovviamente non posso non nominare l’incredibile e magica Varanasi, oppure Rishikesh incastonata tra i monti dell’Himalaya dove ho passato 6 mesi di lockdown nel 2020. In India non si finisce mai di scoprire, di imparare e di meravigliarsi: in una sola nazione c’é un mondo intero pronto a rivelarsi.

Enza Ishvari India

Hai avuto modo di scoprire anche qualche angolino nascosto, ignorato dai turisti, che ti va di far sapere ai nostri lettori?

Come ho già detto prima, l’India è fonte infinita di novità. Ogni desiderio può essere soddisfatto. Ho viaggiato molto in zone poco battute e uno dei posti che conosco meglio, in cui ho passato molto tempo (ho passato qui 3 mesi del secondo lockdown nel 2021) è il Coorg. Il Coorg (o Kodagu) è una regione montuosa situata nello stato di Karnataka, nel Sud-Ovest dell’India. È conosciuta per la sua bellezza naturale, con colline verdi, foreste lussureggianti e cascate pittoresche. Viene chiamata dagli abitanti del posto la “Scozia indiana”. Quello che la caratterizza è l’essere un territorio incontaminato dov’è facile poter incontrare scimmie ed elefanti selvaggi vivere in armonia con l’ambiente circostante. Quasi tutta la zona è occupata prevalentemente da piantagioni di caffè. Per una consumatrice italiana come me di questo prodotto, è stato affascinante poter vedere la pianta in tutte le sue fasi: da fiorellini bianchi fino a chicchi che da verdi e acerbi diventano rossi e dolci. Oltre al caffè, il Coorg è il paradiso delle spezie, soprattutto del pepe nero e del cardamomo. Ci sono numerosi posti in cui è possibile visitare questi giardini speziati.

Un altro posto meraviglioso ed imperdibile è Jaisalmer che, seppur conosciuta, spesso viene evitata perché al confine con il Pakistan, nel bel mezzo del deserto del Thar. Nota come la “città dorata”, Jaisalmer è famosa per le sue imponenti fortificazioni e per la bellezza del suo centro storico, con numerosi palazzi e haveli ornati di intricate sculture in pietra. Sembra di camminare in un’altra dimensione!

Un altro posto imperdibile, secondo me, sono i piccoli villaggi dell’Himanchal Pradesh: la Parvati Valley, Tosh, Kasol, Manikaran con le sue benefiche sorgenti di acqua calda e l’incredibile e remota Malana.

Come sei stata accolta dalla gente del posto?

Una delle qualità più spiccate del popolo indiano è il senso dell’ospitalità che gareggia alla grande con quello del Sud Italia! È davvero semplice trovarsi nel bel mezzo di selfie, inviti a cerimonie, cene e quando capita di fare discorsi più profondi è molto facile essere invitati nelle loro case e nei villaggi, dalle loro famiglie. L’ ospite è sacro e quando è straniero è ancora più motivo di curiosità e vanto!

Viaggiare da soli in India significa lasciarsi andare totalmente, seguire il flusso, avere fede e sapere che ti sarà dato quello di cui hai bisogno, quando ne hai bisogno.

Come nel mio ultimo viaggio a ottobre scorso, quando ero alla stazione degli autobus di Pune, unica straniera in un mare di gente che all’ora di punta correva e si arrampicava in ogni direzione. Dopo aver comprato un biglietto a un tavolino improvvisato sul marciapiede mi sentivo persa e confusa. Dove sarà il mio minibus? Ed é lì che i miei occhi incontrano quello di Chetna e sua madre. Gli chiedo aiuto per capirci qualcosa ed é lì che nasce la connessione!

Casualità o destino ci hanno fatto trovare sullo stesso mezzo e mi hanno invitata a festeggiare a casa loro il Diwali (una festività che si può paragonare al nostro Natale).

Mi hanno regalato un nuovo sari, disegnato le mani, truccata, riempita di gioielli e profumi e fatta sentire una principessa. Sono rimasta a casa loro per 5 giorni!

Quali sono, secondo te, le principali difficoltà del vivere in India?

L’India non è un Paese semplice. Non lo definirei un posto dove poter passare una vacanza rilassante quanto invece lo paragonerei a un corso intensivo sulla vita e una grande esercitazione nell’avere pazienza e nel non avere fretta. In India i tempi si dilatano, il concetto di puntualità è molto lontano dalla frenesia che caratterizza il mondo occidentale. I contrattempi accadono continuamente e quasi mai le cose vanno come si erano programmate. L’ India è anche famosa per la sua cultura del “jugaad”, ovvero l’abilità di trovare soluzioni creative e innovative ai problemi che si presentano.

Uno dei problemi principali è l’ inquinamento: molte città indiane, soprattutto quelle più grandi, soffrono di alti livelli di inquinamento dell’aria e dell’acqua. In molte parti dell’India, non c’è una corretta gestione dei rifiuti, e spesso questi non vengono differenziati. Molte persone bruciano i rifiuti, soprattutto quelli organici, in modo da disfarsene. Tuttavia, questa pratica rilascia sostanze tossiche nell’aria, contribuendo all’inquinamento atmosferico.

Pian piano si sta cercando di educare la popolazione sulla corretta gestione dei rifiuti. Purtroppo è molto comune vedere gettare via dai finestrini dei treni, nel mare o semplicemente per terra ogni genere di rifiuto.

L’inglese è diffuso?

Con tutti i linguaggi presenti in India, più che in ogni altro Paese, per comunicare si usa il linguaggio del corpo. Ci si capisce sempre! Una buona parte della popolazione parla la lingua inglese, soprattutto le nuove generazioni. L’India è stata colonizzata a lungo dall’Impero britannico, quindi molte delle parole inglesi sono diventate parte del linguaggio comune. Io per prima ho imparato l’inglese viaggiando qui.

Quali sono, nella tua opinione, i pro e i contro del vivere lì?

Il pro principale del vivere in India è che con un solo biglietto hai infinite possibilità di esperienze da vivere.

Ci sono 28 Stati, 10 diversi alfabeti, 22 lingue ufficiali e tantissimi dialetti, ogni Stato ha la sua cultura, la sua cucina, la sua architettura e il suo stile di abbigliamento. Puoi decidere di rilassarti su spiagge tropicali, avventurarti nei deserti o rinascere sui monti dell’ Himalaya. Nella stessa strada puoi trovare una chiesa, un tempio sikh, una moschea e un tempio induista. Sulle strade sfrecciano ogni tipo di veicoli che trasportano carichi oltre la loro portata, mentre con i clacson si fanno strada tra mucche, cani e scimmie.

In India tutto è possibile… me lo ripetono spesso i locals, soprattutto in quelle situazioni dove voglio tirarmi indietro e poi ovviamente devo ricredermi perché – come dicono in hindi- Sab Kuch Milega!

Ci sono anche i contro, ovviamente! In India non esiste il concetto di privacy, esistono rari momenti di silenzio, ed è praticamente impossibile restare soli. È molto semplice contrarre infezioni intestinali e soprattutto bisogna fare i conti con tutti gli aspetti della vita che continuamente e velocemente ti schiaffeggiano come un turbine.

Per quanto l’India sia un Paese difficile, lo ammetto, sento che appartengo a questi luoghi. In Italia, quando ero piccola, sono sempre stata rimproverata da mia madre perché mi piaceva mangiare con le mani e camminare a piedi nudi invece qui sono praticamente obbligata a farlo!

Molte persone pensano che l’India sia pericolosa per le donne, qual è la tua opinione al riguardo?

Molte volte mi è stato chiesto com’è viaggiare in India per una donna: la risposta è sempre la stessa. Bisogna seguire l’intuito, farsi dei buoni amici e non sfidare troppo la sorte. Vengo da Bari, anche lì camminare di notte non è sicuro. Dopo tre anni e decine di viaggi su e giù per l’India dormendo su treni e autobus da sola, posso affermare che viaggiare da soli in India non è pericoloso e mi sono sentita più al sicuro qui che in alcuni luoghi a casa mia. In India, comunque, gli stranieri sono molto tutelati e c’è un grande senso dell’accoglienza. A parte gli sguardi insistenti e le richieste di selfie dovuti alla curiosità di vedere un occidentale biondo camminare tra di loro, non mi sono mai sentita in pericolo, l’ospitalità e il calore della gente indiana hanno sempre compensato ampiamente tutto. In India tutti sono sempre pronti ad aiutarti. Senza chiedere ti viene sempre dato.

Dato che hai il visto per 5 anni, l’ultima domanda è d’obbligo: cos’hai intenzione di fare lì, nel futuro prossimo?

L’India ha avuto un impatto così profondo sulla mia vita che vorrei farne la mia casa. Da un anno ho creato Shaktipower in cui collego le imprese artigiane locali innovative e interessanti con i venditori europei. Il mio vero obiettivo è quello di creare itinerari di viaggio che possano far vivere ai visitatori delle esperienze a 360°di questo meraviglioso pezzo di mondo, uscendo dalle comuni e già battute tratte turistiche. Dopo quel primo passo non mi sono ancora fermata e mi sento fortunata ad aver scoperto un Paese che ha aperto i miei occhi e il mio cuore a nuove possibilità.

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