Santa Cruz de Tenerife, Arrecife, Puerto del Rosario, La Palma di Gran Canaria, Santa Cruz de las Palmas, Valverde e San Sebastian de la Gomera sono i rispettivi capoluoghi delle isole. Anche se “climaticamente felici”, non si può nascondere che le isole, come il resto della Spagna, stanno vivendo il periodo economico più difficile dalla transizione democratica a oggi. Le Canarie sono state colpite in due punti nevralgici per l’economia che hanno visto un calo del turismo interno (attività principale dell’arcipelago) e lo stallo dell’immobiliare. La perdita poi del lavoro (il tasso di disoccupazione ammonta a oltre il 33%, ben al di sopra della media nazionale), di una larga fetta della popolazione, impiegata nelle costruzioni e nelle attività turistiche, rende questa zona depressa e in necessità d’ossigeno, come quasi tutte le comunità autonome spagnole.

Perché allora espatriare alle Canarie? Intanto perché sole e mare sono assicurati tutto l’anno e poi tutto dipende da che cosa si cerca e in quali condizioni si parte. Per una certa categoria di persone, inoltre, l’espatrio alla Canarie è sempre più preso in considerazione. Pensare poi a fare degli investimenti, proprio in uno dei settori più colpiti, l’immobiliare, può riservare interessanti e appaganti sorprese in connessione con l’Italia.

Ma partiamo dalla burocrazia!

Mollare tutto per vivere e lavorare alle Canarie

Per il primo passo (o meglio volo!) verso le Canarie non occorre fare molte carte. Essendo parte della Comunità europea, per entrare nel territorio la carta d’identità – anche se essendo spazio Schengen non dovrebbe essere richiesta – valida per l’espatrio è sufficiente, così come la patente italiana è riconosciuta se si vuole condurre sin dall’arrivo sull’arcipelago.